Primo giorno di lavoro

Oggi ho iniziato il lavoro “vero”. Orario d’ufficio, mensa aziendale, casini con le timbrature per l’orario e tanta, tanta allegria (?). Mi hanno assegnato una bestia di computer, che domani dovrò finire di domare: Pentium 4 HT, SATA, bla bla.

Ci devo lavorare con Linux, ma Ubuntu non vede la scheda audio e bisogna utilizzare il SAK per sbloccarla al boot, mentre Debian non vede la scheda di rete e non si installa neanche. A tutto ciò si somma il problema di dover anche concludere del lavoro ‘vero’…

La soluzione che ho trovato è intermedia: uso Ubuntu e intanto installo la Debian in un’altra partizione, attraverso debootstrap+chroot. Domani (forse) mi basta caricare a mano il modulo sky2 per la scheda di rete, ma più probabilmente dovrò compilarci il kernel 2.6.16.

Il lavoro, almeno per le prossime due settimane, consisterà in gran parte nel continuare quello che avevo fatto nella tesi di laurea con le reti wireless, ma poi si dovrebbe allargare per comprendere anche sviluppo su architettura ARM. Pare che mi aspettino anche un po’ di trasferte.

Chi vivrà vedrà…

Antichi ricordi

Ho appena (ri)scoperto per puro caso questo sito, da lungo tempo dimenticato. In effetti ho dimenticato la password e quindi non ci posso fare più nulla, così è e così rimarrà fino alla fine dei suoi giorni. Sono piuttosto sorpreso che sia ancora lì, era lo spazio web fornito con il contratto Internet via modem 33.6K.

Quell’immagine con la pianta e la scritta l’avevo fatta con un qualche software di rendering 3D, mi ricordo che il mio povero macinino ci aveva messo anni a generare l’immagine a partire dalla scena. Il vaso e la pianta erano nella libreria di esempi, non ricordo neppure se avevo cambiato i colori.

Il contatore sembra ibernato su 2150 contatti.

Nella pagina proj.html c’è anche un blog, come ero avanti nei tempi !
I link erano abbastanza generici che sono ancora tutti funzionanti, tranne quelli che puntano a iol, dove c’è scritto ‘Manutenzione straordinaria’. Sì, sì, certo.

Il numero ICQ è ancora buono, mentre l’indirizzo mail, crazy_ivan@unforgettable.com, non esiste più da un pezzo 😉

Ah, non sono più un fan di Red Hat.

Non più Svezia…

È da un po’ che non scrivo più sul blog e sono stato prontamente richiamato all’ordine dai miei accaniti lettori. Abdul è sicuramente avido di notizie riguardo ad un (piccolo) incidente che mi è successo mentre ero su in Svezia, ma non ho intenzione di divulgare nient’altro oltre quello che già sta circolando: ho preso una botta in testa, ho fatto una visita al pronto soccorso di Uppsala e ho fatto la conoscenza di una tirocinante/dottoressa chiamata Linda, molto carina e gentile, che forse mi è rimasta impressa anche per lo stato un po’ confusionale in cui ero in quel momento. Molti, molti medici dovrebbero prendere lezioni da lei su come trattare con i pazienti…

Completato questo dovere di cronaca, passiamo ad altro. Nei 10 giorni in cui sono stato in Svezia ho visitato Uppsala e ho fatto una tessera da ‘studente settimanale’ per entrare nei locali solo per studenti, che rimpiango di non aver sfruttato adeguatamente, non tanto per il costo irrisorio della suddetta tessera, ma per l’ambiente molto molto bello.
Casino, ma a livelli accettabili, luci soft e molte candele sui tavoli, mangiare e bere buono e a prezzi contenuti.

Un giorno sono anche andato a Stoccolma, provando il brivido del treno svedese e del freddo pungente che penetra dentro qualunque imbottitura dopo un’intera giornata all’aperto. Città molto bella, piena di fantastici panorami grazie al sole basso e ai tanti bracci di mare, isole e ponti sui quali è costruita.

Ma, cosa più importante di tutte, sono andato su per rilassarmi e ci sono riuscito. Uppsala è una città che si presta bene per farsi delle gran passeggiate e il freddo (niente di speciale, solo un giorno siamo arrivati a -6°) non mi spaventa più di tanto, anzi bisogna stare attenti a non coprirsi troppo perché camminando ci si scalda ed è meglio non mettersi a sudare.
Insomma, alla fine posso dare un bilancio più che positivo all’esperienza svedese.

And lots of thanks to Lina, Fra and the girls of my corridor at building 11, Studentstaden, Uppsala.

Svezia!

Ora che sono diventato un Dottore in Informatica, mi sono preso un po’ di meritato riposo. Seguendo le tracce di chi ormai ha fatto del viaggio in Svezia una scienza esatta (tranne che per i ritardi degli aerei), mi sono diretto a Uppsala per un po’ di giorni di riposo, meditazione e bei paesaggi.

A causa di un guasto Ryanair ha dovuto far arrivare un nuovo aereo dall’Inghilterra, causando un paio d’ore di ritardo, una perdita a catena di coincidenze ed un guadagno netto per le compagnie telefoniche e petrolifere di due nazioni (ebbene sì, sono tutti d’accordo contro di noi). Alla fine tra una cosa e l’altra siamo arrivati con una sola ora di ritardo rispetto al previsto (pur sempre le 5 del mattino, però…) perché ci sono venuti a prendere in macchina a Stoccolma.

Uppsala shopping

Qui a Uppsala ho una stanza in un quartiere di monolocali per studenti, con bagno privato e cucina comune. Molto tranquilla, molto bella e dato che non ci sono mobili, anche molto spaziosa 🙂

Stasera ho mangiato una ‘pizza’ (per mancanza di un nome migliore) con tzatziki, feta, olive nere, peperoni, cipolla, pezzi di carne e fette pomodori chiamata ‘Stavros’.

Buona, anche se sto bevendo ancora adesso per cercare di farmi passare questa sete micidiale che mi è rimasta…

La discussione della tesi

Alla fine ci siamo arrivati. Tutti questi anni di studio, di fatiche, di gioie e di amicizie per arrivare alla fine dell’università e al titolo di Dottore in Informatica. Abito spezzato, pantaloni color panna e giacca scura, tutto comprato nuovo apposta per la presentazione davanti alla commissione. Il pomeriggio è intenso, le sessioni di laurea si susseguono senza sosta, con parenti e amici venuti a dare supporto ai candidati che si mescolano e vagano dispersi per la facoltà.
Infatti quando è il mio turno, il mio gruppo, distratto, non se ne rende conto ed entra a presentazione già iniziata.

La tesi e le slide della presentazione sono qua:

Torrente Chiaravagna

Sabato scorso appuntamento alle 7.15 per iniziare la pulizia del torrente Chiaravagna, in quel di Panigaro. Arrivati sul posto, dopo il momento di terrore iniziale vedendo la mole di lavoro necessaria, veniamo informati che nella settimana successiva sarebbero passati con biotrituratori e pale meccaniche e che quindi noi dovevamo soltanto togliere le piante più grosse, alberi e arbusti, e preparare un po’ di spazio tra i rovi per facilitare il lavoro dei giorni seguenti.

Erano presenti tre squadre di volontari, la nostra ed altre due sempre di Sestri Ponente. Abbiamo lavorato fino alle 16.30, più o meno, consumando completamente le catene di tre motoseghe e portando via qualche quintale di legna. Degli abitanti del posto, la maggior parte è rimasta a guardare, lamentandosi occasionalmente ed evitando di fare il minimo gesto per venirci incontro (tipo spostare le macchine da sotto gli alberi che dovevamo abbattere). Solo una o due anime pie, che hanno avuto tutta la nostra gratitudine, ci hanno regalato succhi di frutta, caffè e focaccia.

Antenne, antenne, antenne!

Stamattina altro giro di prove, questa volta in macchina. Con una nuova antenna ho potuto ottenere risultati migliori rispetto all’altro giorno (250m con degli alberi frapposti senza problemi) e in più ho giocherellato con VNC. Ho provato ad usare un desktop remoto attraverso un hop di rete mesh, riuscendoci abbastanza bene.
Il problema maggiore è stato il server VNC (TightVNC su Windows) che era un po’ rapido a far cadere la connessione al primo accenno di problemi, però bastava ricollegarsi per ottenere un servizio decentemente fluido a 640×480 e 32bit di colore. Per l’applicazione della mia tesi la risoluzione ed i colori dovrebbero essere inferiori, quindi sono abbastanza tranquillo che il sistema (se c’è abbastanza copertura radio!) possa funzionare.

Una di quelle giornate…

Oggi non ha funzionato nulla. Ma veramente niente. Anzi per la maggior parte del tempo le cose sono funzionate un po’, ma non abbastanza. L’idea è di fare un collegamento tra un nodo sul tetto ed uno due piani più sotto. Farlo wireless è risultato impossibile, con le apparecchiature che vogliamo usare quello sotto vede quello sopra, ma non viceversa. Abbiamo provato con quasi tutte le combinazioni di antenne e cavi possibili (e domani ne proviamo altre!), ma non c’è stato niente da fare.
A coronamento della giornata, verso le 18.30 abbiamo deciso di tirare un cavo Ethernet dal tetto, il cavo l’abbiamo fatto, ma è venuto male, o meglio: il tester dice che i fili sono tutti collegati giusti, ma il portatile dice ‘no link’, e gli switch lampeggiano, come se volessero indicare un problema. Ma quale ?
Vabbè, come si suol dire: “Domani è un altro giorno…”

Altro wardriving

Ieri pomeriggio, in mezzo ai miraggi e alle onde di calore che si sprigionavano dall’asfalto, si potevano osservare due tizi che camminavano con fare intento per la strada, uno con un portatile aperto tra le braccia e l’altro con un’antenna in una mano e un cavetto nell’altra. Entrambi guardavano alternativamente lo schermo del portatile (completamente illeggibile a causa del sole) e una piccola sporgenza sul tetto di un palazzo, sei piani più in alto, come se potessero vedere le onde elettromagnetiche.

Ecco qualche dato utile: per cominciare, se ancora c’erano dei dubbi, le piccole antenne integrate nelle schede PCMCIA fanno abbastanza pena e sono adatte solo a distanze sotto i 50m. Ma non appena si entra nel magico mondo delle antenne esterne, si può facilmente quadruplicare quella distanza.
Su collegamenti punto a punto con il WiFi si possono fare anche dei chilometri, ma qui sto parlando di un access point che irradia a 360° con una potenza di 84mW (ben al di sotto dei 100mW di legge in Italia).

Altra informazione utile è che al di sopra dei 120-150m la copertura arborea della strada ha fatto cadere la connessione, che però si è subito ripresa a livelli accettabili a 200m, dove non c’erano più alberi nella linea d’aria tra noi e l’antenna sul tetto. Infine abbiamo osservato che le informazioni fornite da /proc/net/wireless su Linux sono in ritardo di circa 20 secondi rispetto alla realtà perché, probabilmente, il driver fa una qualche media sui dati che riceve dalla
scheda.

I prossimi passi sono: provare ancora un’altra antenna, misurare l’ampiezza di banda (netperf?) e provare un multihop un po’ più complesso.