Addio a RockFM

Domani sera, alle 18, RockFM terminerà le trasmissioni.

È qualcosa che mi lascia davvero un vuoto. Anni fa, ho comprato una radio apposta per poter ascoltare le sue trasmissioni in camera mia quando volevo. Quando ho comprato la prima macchina, il tasto ‘1’ dell’autoradio è andato subito su RockFM. Quando ho cambiato auto, ho comprato immediatamente l’autoradio e me la sono montata da solo per poter continuare ad ascoltare RockFM.
RockFM mi ha accompagnato per migliaia di chilometri (e centinaia di ore di coda) in giro per Genova, al mattino andando in università prima e al lavoro adesso, e alla sera tornando a casa.
Sono arrivato al punto in cui so in che zone della città si prende bene e in quali si prende male.

RockFM faceva poca pubblicità, che non mi ha mai disturbato e tantissima musica, non solo hard rock. I DJ erano bravi e avevano piena libertà, e si sentiva. C’erano trasmissioni per tutti i gusti, sempre curate e divertenti, davvero un intrattenimento di classe.

Detto in parole povere, come RockFM non ce n’è, niente alternative. Spesso ho fatto zapping radiofonico, rischiando di tamponare qualcuno, cercando una radio che facesse buona musica. Mai trovato niente, sempre un brano qui, una canzone là, saltando da una frequenza all’altra.

Un po’ più di un’ora fa è iniziata la trasmissione conclusiva di 24 ore, se potete ascoltatela, a Genova sugli 87.550 o 87.750.

Per tutti quelli interessati a sentire come si è arrivati qui, potete ascoltare il discorso di addio a radio RockFM del DJ Faulisi qui sotto. La comunità che si è formata dietro a RockFM si è raccolta su RockFamily.it, dove in tanti sperano in  un miracolo di qualche tipo…

Per quanto mi riguarda, se ne va il 95% della radiofonia italiana, sto già rispolverando il mio CD riscrivibile pieno di MP3, in previsione di tanta coda in macchina e poca radio…

Redliners di David Drake

Redliners è un buon romanzo di fantascienza, forse un po’ sanguinolento, ma rientra nello stile di Drake. La prima parte racconta lo sbarco della compagnia C41 in un porto spaziale nemico, per preparare la successiva invasione di tutto il pianeta. Tipicamente, la missione viene interrotta a metà e i soldati si ritirano con pesanti perdite, soprattutto morali. Il mega governatore di tutti i pianeti cerca una soluzione per il gruppo di superstiti diventati un pericolo per la società in quanto non più in grado di distinguere il campo di battaglia dalla società civile (Redliners, appunto).

La soluzione la trova, paradossalmente, inviando sé stesso, quei soldati e un gruppo di civili presi a caso a colonizzare un pianeta decisamente pericoloso, che si rivelerà ancora peggio di quanto immaginato. L’ostilità dell’ambiente causerà ai soldati di vedere nelle loro azioni lo scopo di difendere i civili, facendoli tornare, almeno in parte, sani di mente (quei pochi che sopravvivono).

La storia è avvincente, i personaggi sono ben delineati, anche se forse ci vuole un po’ prima di riuscirli a riconoscere dai nomi. E per una volta il libro non fa parte di una serie, quindi buono da leggere e via, senza impegni.

Decisamente consigliato agli amanti del genere “fantascienza da battaglia”.

Passaggio a WordPress

Per unificare i due blog e semplificarmi la vita sono passato a WordPress. Ho trovato plugin per fare quasi tutto quello che mi interessava e l’installazione in sé è durata davvero meno di 5 minuti come pubblicizzano sul sito ufficiale.

Il problema è stato trovare un tema decente: non l’ho trovato. Quello che vedete è uno che ho trovato dopo parecchie ricerche, che mi soddisfa fino ad un certo punto e che ho modificato per supportare YAPB e per togliere un po’ di grafica inutile. Se avessi una qualche abilità grafica me lo farei, il mio tema.

Ho trasportato tutti i post sia del vecchio blog che del fotoblog e i commenti più recenti, l’operazione è stata molto indolore grazie alle funzioni di import. Ho anche messo un po’ di redirect per i feed e gli index.php (evvai di RewriteRule di Apache!).

Photoblogging

Controllando le statistiche di accesso ho notato che le gallerie fotografiche, che sono la parte più vasta del sito (e anche quella più importante per me), sono visitate pochissimo.

Visto che aggiungo foto regolarmente, ho pensato bene di mettere in piedi anche un photoblog per dare la possibilità di iscriversi al feed rss e tenersi aggiornati sulle nuove foto che metto nella galleria.

Dopo un po’ di ricerca (e di litigio con MovableType) ho deciso di utilizzare PixelPost, molto semplice ed elegante. Fa una sola cosa e la fa bene, i template sono facili da modificare, le foto facili da uploadare. C’è anche il plugin per postare via mail, anche se non l’ho ancora provato.

L’idea è di mettere su almeno una foto alla settimana, dovrebbe essere fattibile…

Quanto al lavoro, sono diventato “Responsabile Tecnico Del Settore Software”, detto anche “CTO – Software Division”. Peccato che, come al solito, lo stipendio sia rimasto lo stesso…

OLS – Ottawa Linux Symposium

Sono tornato da qualche giorno dal Canada ed è tempo di fare un po’ il sunto di quello quello che ho visto. Era il mio primo viaggio oltreoceano ed è stata un’esperienza molto molto interessante. Per cominciare devo dare atto all’Air France, ho volato bene, con ottimi pasti e gentili hostess, tutto in orario e nessun problema di bagagli o coincidenze.

La conferenza si è svolta per quattro giorni presso l’Ottawa Conference Centre, da mercoledì a sabato, con orari molto prolungati, dalle 9 (o 10) fino alle 20, con diverse pause. Un giorno siamo arrivati alle 21 grazie ad un incontro non previsto su Linux Embedded. Non sto a contare i party che si sono svolti e che si sono prolungati fino a notte fonda, con birra a fiumi e (purtroppo) roba da mangiare abbastanza scadente.

Un dato di fatto è che lo sviluppo di Linux è gestito sempre di più da dipendenti di grandi aziende come IBM, Intel, HP, Freescale e Red Hat. Queste aziende sviluppano più del 50% delle modifiche fatte ad ogni release del kernel. Finché in cima c’è Torvalds e Morton, che non lavorano per nessuna grossa compagnia, non c’è nulla da temere, in quanto sono loro che decidono cosa va bene e cosa no e hanno un buon potere di controllo. La situazione attuale, in effetti, è ottimale: le aziende ci mettono la manodopera e gli obiettivi concreti (e ci fanno parecchi soldi) e la Comunità ci mette il potere di controllo, l’innovazione e quel po’ di chaos necessario all’avanzamento del progetto sul lungo periodo. Finché questa situazione di equilibrio permane, Linux continuerà a crescere ai livelli attuali, mangiando fette di mercato un po’ a tutti gli altri.

Tra le altre cose interessanti che ho sentito (ma ci sono in giro per la rete delle cronache molto più dettagliate di questa) c’è il fatto che finalmente qualcuno presso Red Hat ha deciso di mettere mano al gran casino che è l’audio su Linux: tra esound, alsa, oss, jack, arts e altri non ci si capisce più nulla, e soprattutto cercare di fare una chiamata voip mentre si ascolta della musica è praticamente impossibile a causa dei conflitti di volumi e mixing tra le varie librerie.

(Nota dal 2016: pulseaudio sembra che inizi a funzionare a dovere, ma me ne tengo ancora lontano)

Infine ci sono novità interessanti nel campo del USB senza fili (un bluetooth con gli steroidi) e del read ahead, per rendere ancora più furbe le letture da disco fisso. Alcune notizie interessanti ci sono state per l’embedded. Parecchia gente sta lavorando con Linux su sistemi piccoli, portatili e facili da usare. C’è molto lavoro in corso nel campo del risparmio energetico e nella gestione furba dei dispositivi tipici dei sistemi embedded (memoria flash, batterie, piccoli lcd).

In ogni caso, evviva il Canada 😉

Aggiornamenti del sito

Oggi, giorno di festa nazionale, malgrado la mia iniziale intenzione di starmene in terrazzo a prendere il sole (ma ieri non avevano previsto pioggia, fulmini e tempeste ?), son finito a fare qualche modifica al sito. E quindi tra una partitella a Super Bubble Bobble e la lettura di un post del Dread che mi ha fatto ricordare che quando ero piccolo, guardando Labirynth, mi ero innamorato di Jennifer Connelly, ho fatto un aggiornamento del CSS della galleria fotografica e ho aggiunto il feed di Google Reader qui di lato. Quest’ultimo purtroppo rallenta un po’ il caricamento della pagina.

Per la galleria fotografica, un giorno magari mi deciderò a implementare un qualche sistema di feed per facilitare l’accesso agli aggiornamenti che faccio di tanto in tanto, il problema è che tecnicamente non è banale per come è fatto il sistema di galleria…

Intanto ho portato tutto ad uno sfondo grigio scuro, con le foto con una cornice nera. L’idea è che il nero aiuta a concentrare l’attenzione dell’occhio sulla foto. In più il colore di sfondo che c’era prima è stato talvolta chiamato “cacca molla” e quindi dovevo cambiarlo.
Il resto del sito per ora rimane così, più che altro perché mi mancano le idee su come cambiarlo.

Per modificare il CSS è stato di enorme aiuto CSSEdit (per MAC) che consente di giocare col CSS in diretta su una qualsiasi pagina web prendendola dalla rete, l’interfaccia è fatta bene e rende tutto il programma veloce da usare. Se lo usassi un po’ più spesso potrei addirittura comprarlo (29,95$), che tanto ora c’è anche il dollaro basso.

Foto del Gasometro

In direttissima, ecco la foto che ho preso stamattina, un’oretta fa, della demolizione di uno dei due gasometri di Cornigliano, quello più basso.

Ero in servizio con la Protezione Civile, abbiamo controllato che uno degli edifici abbandonati che c’è in zona fosse sgombro e poi ci siamo messi sul ponte, a far vedere che c’eravamo anche noi.

Ho fatto le foto con la mia nuova D40 che mi sta dando un sacco di soddisfazioni, le ho fatte con lo scatto continuo, ottenendo una bella serie.

Insoddisfazioni

Vorrei lamentarmi un po’ dello stato attuale dei sistemi di web publishing esistenti. Una persona che abbia del contenuto da pubblicare su Internet ha varie possibilità.

Il blog è adatto ad un tipo di contenuto breve e cronologico. Ci si possono anche scrivere degli articoli, ma le cose diventano macchinose. Per cominciare è difficile scrivere offline: i software di blogging tipo Ecto o MarsEdit sono all’inseguimento, ma stanno rimanendo indietro. Ecto è pieno di bachi, poco gravi, nella formattazione del testo, ma che danno parecchio fastidio. L’autore promette cose da fantascienza in ecto3 che non si sa quando arriverà. Marsedit non funziona più con Blogger, quindi l’ho buttato via dopo la prima prova. Entrambi vogliono anche dei soldi (24.95$ per MarsEdit e 17.95$ per Ecto). La situazione su Windows è ancora peggiore. Non ho provato il client della Microsoft perché sono prevenuto, Contribute della Adobe (149$) va bene per editare delle pagine web esistenti, ma quando ho provato a postare su un blog ha fatto casino e ha inquinato l’albero FTP con le sue directory. Altri client erano troppo immaturi e avevano problemi vari. Utilizzabili, ma insoddisfacenti.

Se uno rinuncia a scrivere offline, può usare le interfacce web offerte dai vari servizi online di blogging. Però il browser non è un editor di testo e non ci si riesce a scrivere niente di lungo o formattato in maniera un po’ più complessa.

Programmi tipo iBlog (produced by Lifli, now discontinued) (19.95$) generano in locale una pagina web ad ogni aggiornamento e poi si offrono di farne l’upload su FTP. Possono andare bene, ma sono chiusi. Se uno si stufa e vuole cambiare programma, non gli rimane altro che editarsi a manina l’HTML, difficilmente potrà importarsi tutta la struttura (date, tag, categorie, commenti) in un altro programma simile.
Una soluzione simile, ma molto più interessante, se non altro dal punto di vista tecnico, è TiddlyWiki. È una pagina web in grado di autoeditarsi tramite una quantità di Javascript. È un po’ lenta da caricare, non offre grandi possibilità come editor, ma è estremamente comoda per appunti personali o per un blog “da combattimento”.

Poi ci sono i wiki. Vanno benissimo per scrivere qualcosa in maniera collaborativa. I sistemi di editing come Textile o
Wikitext alleviano un po’ le limitazioni del browser come editor e sono molto intuitivi. Rimane il problema dell’editing offline. Certo, uno può sempre scrivere su un file di testo e poi a mano fare il copia e incolla, sperando che nel mentre nessun’altro abbia modificato la pagina.
Per definizione i wiki sono sistemi aperti. Per un uso come sistema di publishing personale (un blog più strutturato o un sito web meno statico) sono sovradimensionati. Ho provato moinmoin, ma è qualcosa di estremo come quantità di file da uploadare, decisamente esagerato. Per gli altri programmi è difficile scegliere, ce ne sono troppi e WikiMatrix non aiuta.

Ci sono i CMS, ma sono giusto un pelino troppo pesanti per un uso personale.

Infine uno può sempre scriversi direttamente le pagine html e tanti saluti. Per scrivere l’html può aiutarsi con programmi tipo Dreamweaver (574,80€ tanto per indicare il capo della categoria), ma deve comunque farsi al minimo un sistema di ricerca, uno di tagging ed uno di commenti, se li vuole. Ma qui dovrei iniziare un’altra filippica contro i linguaggi lato server (javascript è un bersaglio troppo banale), che mi tengo per la prossima volta.

Ah, ho messo su le foto della Svezia, abbiamo superato il totale di 500 foto !

Primo giorno di lavoro

Oggi ho iniziato il lavoro “vero”. Orario d’ufficio, mensa aziendale, casini con le timbrature per l’orario e tanta, tanta allegria (?). Mi hanno assegnato una bestia di computer, che domani dovrò finire di domare: Pentium 4 HT, SATA, bla bla.

Ci devo lavorare con Linux, ma Ubuntu non vede la scheda audio e bisogna utilizzare il SAK per sbloccarla al boot, mentre Debian non vede la scheda di rete e non si installa neanche. A tutto ciò si somma il problema di dover anche concludere del lavoro ‘vero’…

La soluzione che ho trovato è intermedia: uso Ubuntu e intanto installo la Debian in un’altra partizione, attraverso debootstrap+chroot. Domani (forse) mi basta caricare a mano il modulo sky2 per la scheda di rete, ma più probabilmente dovrò compilarci il kernel 2.6.16.

Il lavoro, almeno per le prossime due settimane, consisterà in gran parte nel continuare quello che avevo fatto nella tesi di laurea con le reti wireless, ma poi si dovrebbe allargare per comprendere anche sviluppo su architettura ARM. Pare che mi aspettino anche un po’ di trasferte.

Chi vivrà vedrà…